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Ogni qualvolta ci si ritrovi a mangiare al ristorante alcuni pensieri ci perseguitano... come si comporterà Marco ? Tendenzialmente è un bambino vivace, non riesce a fissare la sua attenzione su nulla per più di due minuti. Immobilismo non è una parola presente nel suo vocabolario.
Inizialmente era difficile frequentare locali in compagnia di amici e parenti. Sembrava di avere Attila al tavolo. Quello che più "spaventava" era il giudizio degli altri. All'apparenza si ha l'impressione di apparire sottomessi a proprio figlio, con commenti tipici del tipo: "ma non riesce a stare seduto?", oppure "dagli un libricino da leggere", fino a chi ti vuole aiutare con suggerimenti del tipo "ogni tanto uno schiaffetto ci vorrebbe proprio". Il timore dei genitori è quello di apparire insufficientemente severi, inadeguati al controllo di quell'esserino. Effettivamente ci si sente, inizialmemente, molto in imbarazzo. Poi, leggendo qua e là, documentandosi, si impara che non si è soli, che anche quelli che esprimono giudizi e commenti a loro volta si sono comportati come noi ed hanno subito gli stessi giudizi dagli altri (magari proprio da noi...). In effetti è necessario partire dal presupposto che un bimbo non ha la capacità di distinguere il giusto dallo sbagliato, di stare composto a tavola, di non strillare, ecc. Tutto questo farà parte del bagaglio di esperienze che con il tempo maturerà. Il compito di noi genitori è quello di stimolarlo ad avere sempre comportamenti positivi e a condannare quelli negativi, non in quanto generati da lui, ma in quanto tali. Deve capire che se urla verrà rimproverato, che si troverà male con gli altri, bambini e grandi, in quanto si rifiuteranno di stargli vicino. Tutto questo, farà parte delle sue esperienze di crescita e di maturazione che dureranno anni, e di questo è necessario essere consapevoli. Il bimbo non è nè cattivo nè buono a priori.
Ora, siamo più tranquilli. Non che non siamo ansiosi, ancora, frequentando locali pubblici. Però lo affrontiamo con la consapevolezza di fare il meglio per aiutare nostro figlio nella crescita, affinché impari a stare insieme agli altri. I meccanismi del tipo "con uno schiaffo capirà di sicuro" non lo aiuteranno sicuramente a crescere, bensì ad avere paura dei propri comportamenti e degli altri, soprattutto, in questo caso, dei propri genitori.
Naturalmente, cerchiamo di non assecondare Marco nei suoi comportamenti sbagliati. Semplicemente non utilizziamo metodi cruenti e sbrigativi, ma metodi educativi. E' più semplice e veloce punire un bimbo con uno schiaffo che cercare, a proprie spese, di insegnare la differenza tra giusto e sbagliato.
Come si fa a capire che è sbagliato colpire un altra persona, se i propri genitori adottano proprio tale sistema?
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Commenti
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